Mi ritrovo sempre in difficoltà a fare questi post sulle ricette di Jamie. Non fraintendetemi, io adoro le sue ricette, per me sono più sacre della Bibbia. L'unica persona sulla faccia della Terra che mi entusiasma più di Jamie (ma di poco, eh) è Heston Blumenthal. Ecco, questi sono i miei due uomini da sogno. C'è chi sogna Brad Pitt (e per farvi capire quanto me ne frega di lui vi dico solo che avevo scritto Bradd con due D, sono dovuta andare su Google per controllare il nome esatto...) e chi sogna Jamie Oliver e Heston Blumenthal.
E io non ho dubbi: che me ne faccio di un fustacchione quando posso sognare un uomo che mi fa venire voglia di mangiare insalata anche quando a me l'insalata fa schifo? Un uomo che lo guardi nei programmi mentre ti cucina un piatto di pasta che probabilmente avrai già fatto un milione di volte ma che ti fa brillare gli occhi come se fosse la prima volta che la vedi? Un uomo che cucina un dolce etnico croccante e si emoziona come un bambino solo a sentire il rumore dello scrocchìo? Un uomo che sta in mezzo alle piante di pomodori e ti fa venire voglia di sbafartene uno anche se la verdura cruda ti fa schifo? E questa è solo una piccola parte per cui veramente ADORO Jamie. E Heston? Chi ha bisogno di un belloccio quando puoi avere un uomo che con intrugli magici ti prepara cene da sogno? Quell'uomo è un genio, non c'è nient'altro da aggiungere!
Come sempre poi, gli opposti mi attraggono. Eh si, perché non oso immaginare niente di più diverso delle cucine di Jamie e di Heston. E' come paragonare il bianco con il nero, il dolce con il salato, il mare con la montagna. Però in entrambi i casi si vede che sono due persone che amano quello che fanno. E guardare i loro programmi mi lascia sempre quella sensazione di meraviglia, di estasi. Li guardo quasi con il fiato sospeso, con un sorriso da ebete, fino alle battute finali, dove vorrei saltare dal divano, fare un triplo salto carpiato con doppio avvitamento (non so quello che dico, ovvio), spargere coriandoli argentati per casa, suonare trombette e trasferirmi seduta stante in UK supplicando con le lacrime agli occhi uno dei due per farmi lavorare come sguattera in uno dei loro ristoranti.
Ero partita dal fatto che sono in difficoltà a fare questi post su Jamie... Si, sono concisa, come sempre. La difficoltà sta nel fatto che queste ricette le ho fatte anni fa, ma ancora non le ho finite di postare, quindi mi ritrovo a dover riesumare dai meandri del mio (inesistente) ippocampo, cose che probabilmente sono state lì per non più di un paio di giorni per poi svanire nel nulla cosmico del vuoto della mia testa, come tutto quello che ci entra. Quindi diciamo che vado a casaccio, ecco.
Di questa ricetta ricordo solo il momento della cottura delle capesante. Che poi non ho mai capito se sono quelle che Gordon chiama insistentemente "pettini di mare" quando urla come un leone inferocito al povero malcapitato di turno che è costretto a buttare 20 euro di pesce solo perché la crosticina era leggermente più dorata di come doveva essere (solo a me piange il cuore a vedere quanta roba si butta a Hell's Kitchen? No perché volevo mandare un'e-mail e candidarmi. Non come concorrente. Io vorrei fare il cestino della spazzatura della cucina rossa). La ricetta ha un nome imbarazzabilmente lungo (come la parola "imbarazzabilmente" che probabilmente nemmeno esiste): Pan-seared Scallops with Crispy Bacon and Sage, Puy Lentils and Green Salad. In parole povere, Capesante con bacon, lenticchie e insalata. Questa ricetta si compone di tre parti:
1. Pan-seared Scallops with Crispy Bacon and Sage: si mette a friggere in un padella con un pò d'olio il bacon e la salvia, poi si tirano via e, nella stessa padella, si cuociono le capesante (occhio che Gordon è dietro di voi pronto a farvi un urlo che nemmeno il povero Munch in persona potrebbe dipingere), un minuto per parte. Ah si, le capesante conditele un pò prima, con sale e pepe. Una volta cotte, quando sono ancora nella padella, aggiungete una bella spruzzata di limone e fate insaporire bene. Poi mettetele nel piatto. Ah, e non lavate la padella che vi serve per riscaldare le lenticchie, dopo.
2. Puy Lentils Braised with Rosemary and Garlic: per queste serve altra pancetta. Sempre da friggere un pò in una padella con dell'olio, poi si aggiunge del rosmarino, della cipolla e dell'aglio. Si buttano dentro anche le lenticchie (quelle secche), si mescola per farle insaporire e poi si aggiunge il brodo. Si porta a bollore e si lascia cuocere per il tempo che c'è scritto nella confezione. Ah si, il brodo deve essere nella giusta quantità per essere assorbito tutto, quindi per circa 300 g di lenticchie, Jamie dice 800 ml di brodo. Alla fine si condisce con un pò d'olio, sale e pepe e si mette da parte.
3. Green Salad with Olive Oil and Lemon Juice Dressing: insalata verde condita con olio, limone, sale e pepe.
Adesso che ho scritto tutto mi rendo conto che non conviene seguire l'ordine 1 - 2 - 3, ma sarebbe meglio 2 - 3 - 1. Insomma, non ne ho azzeccata nemmeno una. Però mi pare più ovvio preparare le lenticchie e lasciarle da parte, poi preparare l'insalata e alla fine le capesante. Ecco, una volta cotte le capesante, le lenticchie si sarano raffreddate, quindi scaldatele nella padella dove ci avete cotto le capesante (vi ricordate? vi avevo detto di non lavarla!). Poi nel piatto adagiate (che verbo raffinato! ma mi serviva per non fare la ripetizione) l'insalata, sopra mettete il bacon e la salvia che avevate fritto all'inizio, metteteci intorno le capesante e alla fine una bella cucchiaiata di lenticchie. Et voilà. Diciamo che l'ho fatta più complicata di quello che è in realtà!
Ed eccoci alla seconda ricetta! Devo ammettere che ODIO scrivere la ricetta di questi pudding, perché il metodo di cottura non è esattamente il più facile da descrivere. Per fortuna l'ho già fatto da qualche parte nel blog e ho anche ritrovato la pagina che lo spiega! Yuppy! Questo qui in particolare è il Chocolate Pudding. Vi basta andare in questa pagina e magicamente troverete le dosi dell'impasto base e il metodo di cottura. Se volete provare questa versione molto cioccolatosa basta aggiungere 3 cucchiai di cacao all'impasto base e cuocere come scritto. Poi preparate la salsetta cioccolatosa sciogliendo a bagnomaria zucchero a velo e cioccolato fondente. Poi si tira via dal fuoco e si mette sempre la stessa quantità di burro (per intenderci: 100 g di zucchero a velo, 100 di cioccolato e 100 di burro). Se risulta troppo dura si possono aggiungere un paio di cucchiai di latte. E via, quando il pudding è pronto si mette questa cosa cioccolatosa sopra il pudding cioccolatoso, per ottenere un pudding doppiamente cioccolatoso.
Bene, mi aspetta un pomeriggio di preparazione-tortellini-natalizi, quindi non mi resta che preparare il mio stomaco alla quantità industriale di pasta cruda e tortellini crudi che mangerò con la solita scusa "bisogna sempre assaggiare quando si cucina". E grazie a Gordon, che mi offre su un piatto d'argento delle ottime scuse per la mia mania di mangiare la pasta fresca cruda!
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Se volete seguirmi anche nell'altro blog: Frau Fra
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giovedì 18 dicembre 2014
sabato 18 gennaio 2014
FracooksJamie: Chicken Stock e Beetroot Salad
[Colonna sonora del post: Patti Smith - Because the night]
Ho passato una settimana intera a
cercare il calore di quei parallelepipedi chiamati termosifoni che,
ovviamente, all'univpm usano invece per altri scopi durante la terza
settimana di gennaio: sparare aria fredda. Giusto così, per
aggiungere aria fredda agli spifferi (per non dire correnti oceaniche
provenienti dall'Antartico) che vengono da fuori ogni volta che
qualcuno apre le porte vicino al tavolo dove tanti poveri studenti
stanno cercando di memorizzare materie varie, creando connessioni tra
gli ultimi due neuroni che non hanno subito il processo di
surgelamento. In pratica il gelato alla zucca che staziona nel mio
congelatore da Halloween deve aver avuto meno freddo rispetto a me in
questa settimana. E infatti in giro per i corridoi iniziano a vedersi
esseri con nasi rossi e colanti (tipo me), altre forme di vita
imbacuccate in vari strati di giacche e sciarpe. E poi ovvio, c'è
sempre il tizio che va in giro con una maglia scollata e a maniche
corte, così, per far vedere che lui PUO'.
Poi magari ti devi anche sentire il
prof che si lamenta perché non c'è gente a lezione: ma tu guarda un
po', io sfidando le intemperie, raffreddore, mal di gola e freddo
glaciale universitario, mi armo di Aspirina, caramelle per la tosse,
pacchetti di fazzoletti di Spongebob e sciarpa copricollo, e devo
ascoltarti mentre tu stai a lamentarti che l'aula è semivuota? Con
me che sono lì a dispetto di tutto?? Dovresti fare il contrario,
cioè fare un elogio a tutti i presenti (e magari promettere un voto
in più a chi va a lezione, cosa che come per magia ti farà apparire
esattamente 150 studenti alla lezione successiva).
E vabbè, mi consolo con il fatto che
almeno le lezioni sono interessanti, altrimenti sarei stata a casa
come il resto delle 100 persone che mancavano.
Dopo questa invettiva, partita dal
fatto che i termosifoni dell'uni sparano aria fredda a gennaio e aria
calda a maggio, passiamo a qualcosa di davvero scaldante.
La prima ricetta che vi propongo oggi è
la Chicken Stock. Si dai, avete ragione, questa non è che è proprio
una ricetta. Potrei addirittura passare oltre se non fosse per
un'idea che dà Jamie a cui non avevo mai pensato. Forse anche perché
non è che io faccia così spesso il brodo di pollo, di solito lo
faccio con altra carne. Però però, avete appena fatto un pollo
arrosto e ve lo siete pappato tutto? Vi è rimasta solo la carcassa?
Benissimo, buttatela in una pentola, aggiungete le verdure e tutto
quello che di solito usate per fare il brodo, acqua e via. Alla fine
potete filtrarlo o anche no, rimane solo più torbido come nel mio
caso. Insomma, un ottimo modo per applicare la classica frase “del
maiale non si butta via niente” al pollo.
Voto: 9 (sia perché è buono, sia
perché l'idea di non sprecare gli avanzi mi piace!)
Questa ricetta invece sono sicura che
non piacerà a tutti: è la Beetroot Salad with Marjoram and Balsamic
Vinegar Dressing. Vi deve piacere la barbabietola o la rapa rossa,
per intenderci. Quella che sa di terra, che detto così fa schifo
solo a pensarci, invece a me fa l'effetto contrario, tipo quello
delle ciliegie, cioè una tira l'altra. Stai lì che mangi e dici “oh
cavoli, sa di terra, che schifo... mmm però dai, non è possibile
che sa di terra, ne provo un'altra per essere sicura... si, sa di
terra... però chissà che sapore ha la terra, io non l'ho mai
mangiata, fammene mangiare un'altra per capire bene... si,
probabilmente la terra ha questo sapore qui... ma siamo sicuri? E
perché sto mangiando una cosa che sa di terra? Forse è il caso di
provarne un'altra per essere sicura sicura... si, sa proprio di
terra, però non è male, ne prendo giusto un'altra per sicurezza...
o caz... sono finite!”. Ecco, questo è l'effetto che mi fa la
barbabietola, o la rapa rossa, tanto il sapore di fondo non è così
diverso.
Allora, per provare questa ricetta ci
sono 2 strade: o trovate la barbabietola cruda (e non so da voi, ma
da me non si trova così facilmente) o comprate quelle confezioni di
rapa rossa già cotte, che hanno un prezzo che fa ridere ai polli
(usati per fare il brodo di prima) probabilmente proprio perchè non
è che siano considerate questo cibo così di alta classe. Ebbene,
per una volta io ho optato per la versione meno comoda e ho comprato
le barbabietole crude! Le cuocete (le mettete a bollire finché non
sono tenere), le sbucciate e le tagliate a pezzi come volete. Se
avete comprato quelle già cotte, aprite la confezione e tagliatele!
Poi preparate la Marjoram and Balsamic Vinegar Dressing con 2
cucchiai di aceto balsamico, 5 di olio, pepe e maggiorana fresca
(mischiate tutto et voilà, fatto!). Mischiate le barby con il
dressing e avete fatto, un contorno facile, veloce e terroso! Quale
altro contorno può vantare l'aggettivo “terroso”? Nessuno,
quindi è un ottimo motivo per provarlo! Poi se non vi piace avrete
comunque un bell'effetto collaterale: le dita fucsia per il resto
della giornata!
Voto: 7
mercoledì 16 ottobre 2013
FraCooksJamie: Mushroom risotto and Root salad
[Colonna sonora del post: Nirvana - Territorial pissing]
I miei mille impegni mi hanno impedito
di riaggiornare la parte del blog del mio piccolo
progetto-JamieOliver. Che poi non è che abbia chissà quanti
impegni, solo uno, l'università. Che poi non è che mi tenga chissà
quanto impegnata, o meglio, dovrebbe, ma alla fine non lo fa. Che poi
non è che non mi tiene impegnata, sono io che non mi faccio tenere
impegnata. Sapete quando vi svegliate la mattina pensando “Oddio,
oggi non avrò tempo di fare niente, niente, nienteeeeee!!”.
Di
quelle giornate insomma dove dovresti correre la mattina perché già
è tardi e rischi di arrivare tardi dove devi andare (io a lezione),
torni a casa, prepari da mangiare, mangi, lavi i piatti, passi
l'aspirapolvere perché 3 gatti hanno la bella pensata di regalarti
ogni giorno una nuova coperta di peli sopra a quella che già hai...
che poi... ma nessuno ha mai pensato di studiare la sovrabbondante
abbondanza di peli prodotti da animali così piccoli?? Ma cosa fanno,
si fanno crescere miliardi di peli al giorno? Ci credo che le uniche
cose che fanno sono dormire e mangiare, devono tenersi le energie per
farsi crescere tutti quei peli che poi ti lasciano in giro sotto
forma di coperte o covoni rotolanti che farebbero invidia a qualsiasi western.
Insomma, eravamo arrivati all'aspirapolvere, passato religiosamente
ogni giorno, poi ti metti a studiare, fai una piccola pausa
musica-aggiorno blog, ristudi e è già arrivata ora di cena. Ceni,
lavi i piatti e fai a malapena in tempo a guardarti qualcosa in tv,
giusto per spegnere un attimo il cervello. Poi vai a dormire e si
ricomincia tutto daccapo.
Ecco, era di queste giornate che vi
parlavo. Quando per un mese mi ritrovo a passare giornate così, a
un certo punto le strade sono 2:
- esaurimento nervoso, stress, voglia di uccidere qualcuno, che, secondo il prof di patologia (fonte non so quanto attendibile, dato che molte volte parla di sé stesso in terza persona e dichiara di amare Grey's Anatomy), porta ad avere un maggior rischio di aterosclerosi e quindi di infarto
- stacco tutto per un paio di giorni e non faccio niente, assolutamente niente
Tra le due prospettive preferisco di
gran lunga la seconda. Niente infarti causati da stress per me, no
grazie. E quindi semplicemente io mi eclisso.
Poi però torno, non si può mica stare
fuori dal mondo per troppo tempo!
Dopo questo bello sproloquio, passiamo
alle ricette di Jamie di oggi. Il primo lo liquido in un attimo, è
un Mushroom risotto with garlic, thyme and parsley, tanti paroloni
che traducono il nostro semplice risotto ai funghi. Sapete fare un
risotto? Spero di si. Bè, appena mettete il primo mestolo di brodo
ci aggiungete i funghi che volete tagliati a pezzi, e quando è
pronto lo cospargete con un po' di timo e di prezzemolo. Semplice ma
buonissimo!
Voto: 8
La seconda è stata una scoperta. Io
odio l'insalata e quindi, quando dal sorteggio è venuto fuori il
capitolo delle Salads and dressings, non ero per niente felice.
Anche
leggendo la ricetta, le cose non cambiarono, mi faceva abbastanza
schifo. "Prendi delle carote, tagliale a fette sottili, prendi un
finocchio e taglialo a fette sottili, prendi un sedano e taglialo a
fette sottili". Alla fine avevo un sacco di fette di tanta verdura.
Cruda. A me la verdura cruda non piace. Fino a qui, se avessi dovuto
mangiare delle fette di verdure (tra l'altro, le verdure che mi
piacciono di meno sono, in ordine: sedano, carote, finocchio crudo –
il finocchio mi piace solo fatto al forno affogato nella besciamella)
penso che avrei buttato via tutto. Poi la magia. Si condisce tutto
con la Herb and red wine vinegar dressing, fatta mescolando aceto di
vino rosso, olio, sale, pepe, maggiorana, basilico, prezzemolo e uno
scalogno tritato: così si ottiene la Root salad.
Ed era buona,
cavolo se era buona. Sono rimasta sorpresa anche io! Ah si, Jamie
dice di aggiungere della mozzarella o della ricotta. Pensandoci
adesso, la ricotta non sarebbe stata male, l'avrei mescolata al
dressing, sarebbe venuta una meraviglia. Ma al tempo non mi fidavo
ancora della ricotta (è un gusto che ho acquisito da poco, prima mi
faceva schifo) e quindi ci ho piazzato di fianco una bella
mozzarella, intera.
Voto: 7 (una cosa grossa per essere
un'insalata!)
Bè, per oggi basta, alla prossima!
domenica 21 ottobre 2012
Patate con salsa verde (n.64 e n.65) e Vino o birra
Siete più tipi da vino o da birra?
Si ok, dopo mesi di assenza forse non è la frase migliore con cui iniziare un nuovo post. Fa molto "alcolizzata". E non c'entra niente con la foto che vedete qui sopra. Però è da una settimana che mi capita di pensare al mio rapporto con il vino. E' passato dall'essere un rapporto di completa indifferenza, a quello di una storia d'amore incondizionata, per poi trasformarsi in un rapporto di odio. Questo in poche parole.
Se volete la storia più dettagliata eccovela qui.
Fase 1: completa indifferenza. Bè ovvio, a 10 anni una delle poche cose che mi ricordo associate al vino, sono nonni e zii che durante le cene provavano a riempirti il bicchiere con l'immancabile "ne vòi un goccetto? Dai che te fa bè!". Ma ho sempre rifiutato qualsiasi alcolico fino alla veneranda età di 15 anni.
Fase 2: amore incondizionato. Nel senso che non mi importava quale vino, rosso o bianco, buono o cattivo. Erano gli anni delle prove di alcolicità e tutto quello che si faceva era ritrovarsi a chiacchierare sedute sopra delle scale con un bottiglione di vino e una fetta di dolcetto della nonna, alle 11 di sera. L'amore è cresciuto sempre di più, sempre di più, fino a che si è trasformato.
Fase 3: rapporto di odio. Non ne potevo più di bere il vino e quindi ho semplicemente smesso. Per anni non ho toccato una goccia di vino, mi faceva veramente schifo. Dopo anni di lontananza le cose sono iniziate e cambiare.
Fase 4: fase di crociera. Adesso non lo odio ma nemmeno lo amo. Se è un vino che fa schifo non lo bevo, se è buono si. Mi piace pensare di essere un pò maturata (mah, non saprei!).
Ma in definitiva non posso ritenermi di certo un'amante del vino, infatti non so perché in questo post ho deciso di parlare del vino, ci sono altre mille cose che mi piacciono di più, tipo la birra. Quella con la birra è stato un rapporto molto più lineare.
Fase 1: amore
Fase 2: amore
Fase 3: amore
Fase 4: amore
E' iniziato con mio padre che a cena me ne faceva assaggiare un goccetto ed è proseguita con me che ne bevevo litri e litri. Insomma, io e la birra non abbiamo mai avuto alti e bassi. Magari mi sono posata come una farfalla prima sulle birre bionde, poi su quelle scure, poi su quelle rosse, per poi svolazzare allegramente su quelle bianche (che per me hanno un vago sentore di banana, ma a quanto pare sono l'unica che lo sente!).
Ma in definitiva penso che uno dei modi per catalogare le persone sia dividerle in "tipi da vino" e "tipi da birra". Ma qual'è il classico tipo da vino? E il classico tipo da birra? I prossimi giorni farò le mie indagini, poi vi farò sapere. Intanto potete dirmi anche voi cosa ne pensate!
Ah si, le patate con la salsa verde! E vi trovo anche il collegamento con vino e birra!
Avete presente quando passate una seratina tra amiche a sorseggiare un buon bicchiere di vino (tradotto: avete presente quando tornate a casa alle 5 di mattina dopo aver passato la serata a bere bere bere bere e tra una bevuta e l'altra ci avete messo anche qualche altra bevuta)? I miei ricordi di quelle serate finiscono sempre con me e mia sorella che varchiamo la porta di casa e andiamo in cucina alla ricerca di qualcosa da mangiare (possibilmente carboidrati, una delle cose migliori era quando erano avanzate le fettine fritte, io ne prendevo una e mia sorella diceva "ma Fraaa, cosa fai, non puoi mangiarla adesso, sono le 5 di mattina!" e nel frattempo ne stava già addentando due insieme). Bè, penso che se ci fossero state queste patate le avrei mangiate volentieri.
LA RICETTA IN BREVE
Lessate le patate e nel frattempo preparate la salsetta tritando aglio, capperi, acciughe, prezzemolo, basilico, menta. Aggiungete un pò di senape, olio e pepe e mescolate tutto. Molto saporita, di sicuro potete usarla per un sacco di altre cose ma con le patate era buonissima!
Insomma, siete tipi da vino o da birra?
Si ok, dopo mesi di assenza forse non è la frase migliore con cui iniziare un nuovo post. Fa molto "alcolizzata". E non c'entra niente con la foto che vedete qui sopra. Però è da una settimana che mi capita di pensare al mio rapporto con il vino. E' passato dall'essere un rapporto di completa indifferenza, a quello di una storia d'amore incondizionata, per poi trasformarsi in un rapporto di odio. Questo in poche parole.
Se volete la storia più dettagliata eccovela qui.
Fase 1: completa indifferenza. Bè ovvio, a 10 anni una delle poche cose che mi ricordo associate al vino, sono nonni e zii che durante le cene provavano a riempirti il bicchiere con l'immancabile "ne vòi un goccetto? Dai che te fa bè!". Ma ho sempre rifiutato qualsiasi alcolico fino alla veneranda età di 15 anni.
Fase 2: amore incondizionato. Nel senso che non mi importava quale vino, rosso o bianco, buono o cattivo. Erano gli anni delle prove di alcolicità e tutto quello che si faceva era ritrovarsi a chiacchierare sedute sopra delle scale con un bottiglione di vino e una fetta di dolcetto della nonna, alle 11 di sera. L'amore è cresciuto sempre di più, sempre di più, fino a che si è trasformato.
Fase 3: rapporto di odio. Non ne potevo più di bere il vino e quindi ho semplicemente smesso. Per anni non ho toccato una goccia di vino, mi faceva veramente schifo. Dopo anni di lontananza le cose sono iniziate e cambiare.
Fase 4: fase di crociera. Adesso non lo odio ma nemmeno lo amo. Se è un vino che fa schifo non lo bevo, se è buono si. Mi piace pensare di essere un pò maturata (mah, non saprei!).
Ma in definitiva non posso ritenermi di certo un'amante del vino, infatti non so perché in questo post ho deciso di parlare del vino, ci sono altre mille cose che mi piacciono di più, tipo la birra. Quella con la birra è stato un rapporto molto più lineare.
Fase 1: amore
Fase 2: amore
Fase 3: amore
Fase 4: amore
E' iniziato con mio padre che a cena me ne faceva assaggiare un goccetto ed è proseguita con me che ne bevevo litri e litri. Insomma, io e la birra non abbiamo mai avuto alti e bassi. Magari mi sono posata come una farfalla prima sulle birre bionde, poi su quelle scure, poi su quelle rosse, per poi svolazzare allegramente su quelle bianche (che per me hanno un vago sentore di banana, ma a quanto pare sono l'unica che lo sente!).
Ma in definitiva penso che uno dei modi per catalogare le persone sia dividerle in "tipi da vino" e "tipi da birra". Ma qual'è il classico tipo da vino? E il classico tipo da birra? I prossimi giorni farò le mie indagini, poi vi farò sapere. Intanto potete dirmi anche voi cosa ne pensate!
Ah si, le patate con la salsa verde! E vi trovo anche il collegamento con vino e birra!
Avete presente quando passate una seratina tra amiche a sorseggiare un buon bicchiere di vino (tradotto: avete presente quando tornate a casa alle 5 di mattina dopo aver passato la serata a bere bere bere bere e tra una bevuta e l'altra ci avete messo anche qualche altra bevuta)? I miei ricordi di quelle serate finiscono sempre con me e mia sorella che varchiamo la porta di casa e andiamo in cucina alla ricerca di qualcosa da mangiare (possibilmente carboidrati, una delle cose migliori era quando erano avanzate le fettine fritte, io ne prendevo una e mia sorella diceva "ma Fraaa, cosa fai, non puoi mangiarla adesso, sono le 5 di mattina!" e nel frattempo ne stava già addentando due insieme). Bè, penso che se ci fossero state queste patate le avrei mangiate volentieri.
LA RICETTA IN BREVE
Lessate le patate e nel frattempo preparate la salsetta tritando aglio, capperi, acciughe, prezzemolo, basilico, menta. Aggiungete un pò di senape, olio e pepe e mescolate tutto. Molto saporita, di sicuro potete usarla per un sacco di altre cose ma con le patate era buonissima!
Insomma, siete tipi da vino o da birra?
martedì 25 gennaio 2011
Recipe 19, 20: Root Salad e Herbs And Red Wine Vinegar
Chiunque mi conosca almeno un pochino conosce la mia totale e completa avversione per l'insalata. Non che la cosa mi renda fiera anzi, ogni volta che decido di mettermi a dieta è una tragedia perchè, se sono mi piacessero quelle foglie verdi, mi risparmierei un sacco di fatica. Ci sono delle varietà che preferisco (o meglio, che non detesto) ma in generale mi sembra di essere una mucca quando mangio l'insalata. Ci sono anche delle cose che peggiorano nettamente la mia "insalata ideale": il sedano, i cetrioli e i finocchi crudi. Insomma non vado per niente matta delle verdure crude in generale (mentre stravedo per quelle cotte in qualsiasi modo). Potete immaginare il mio disgusto quando mi è capitata come ricetta della settimana la Root Salad.
Ingredienti? Carote, sedano, finocchio. Due su 3 sono verdure che (crude) mi fanno schifo. Le carote mi ricordano Bugs Bunny e quindi mi fanno simpatia, ma non mi piacciono nemmeno loro. Insomma, una tragedia. Mi sono detta che se nemmeno Jamie mi riusciva a far piacere queste cose allora non ci sarebbe riuscito nessuno. Ma perchè mai ho osato dubitare del grande Jamie? Solo lui sa trasformarti 3 cose che prese singolarmente ti fanno schifo in un'estasi di sapori. Ancora non mi capacito di come sia possibile. Ma se volete replicare anche voi la magia vi consiglio di provarla, tanto è facilissimo. Tagliate come volete le carote, il finocchio e il sedano: Jamie consigliava di tagliare tutto a fettine sottili (o almeno è quello che ho capito dalla traduzione inglese).
Condire tutto con un bel dressing fatto con aceto di vino rosso, olio, sale, pepe, erbe a piacere (maggiorana, basilico, prezzemolo) e scalogno tritato. Se volete proprio strafare accompagnate il tutto con una bella mozzarella fresca. Risultato: FANTASTICO! E lo dice una che, quando è costretta, mangia le verdure crude con un'espressione di disgusto e di dolore!
Ah si, guardate che carino il mio peluche a forma di razza! (cioè quello che mi impedisce di mangiare con tranquillità le ali di razza...)
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